SCRIPTA MANENT! (Dal testo della sentenza della Cassazione sul caso Mills)

febbraio 28, 2010

Così Mills decideva di rivolgersi a Drennan, e di raccontargli i fatti, predisponendo a tal fine una lettera forse non lungamente meditata (di cui infatti non è stata trovata, nella memoria del suo computer, fra gli “un allocated clusters”, nessuna bozza), in cui descriveva, in termini identici a quelle poi raccontati a voce, vari specifici accadimenti, come ha riferito il teste Drennan e comedocumentato in atti. Non lo “scenario” da costruire intorno ad un fatto immaginario per renderlo veridico, ma le precise circostanze in cui si era verificato effettivamente il fatto, ed i suoi motivi.Mills indicava l’ammontare della somma percepita e originariamente non dichiarata al fisco, i tempi in cui la stessa era stata posta a sua disposizione (ottobre 1999) e quelli in cui l’aveva materialmenteacquisita (marzo 2000), le causali dell’introito, sia in negativo – somma non identificabile con icompensi percepiti per l’ordinaria attività professionale – sia in positivo – una sorta di remunerazione per la condotta mantenuta in favore di Silvio Berlusconi nel corso dei processi italiani, e di compensazione di quanto sottrattogli dagli ex soci di studio in ragione di un accordospartitorio del rilevante profitto di una società offshore a lui intestata, di cui era entrato in possessonel 1996 (il dividendo Horizon): spartizione cui era stato indotto, forse persino costretto, pena ladenuncia all’Autorità giudiziaria britannica.

—>

Certo è che l’imputato – sottrattosi comunque al confronto dibattimentale, è bene ricordarlo – non
ha mai fornito alcuna credibile spiegazione delle progressive modificazioni delle proprie dichiarazioni…

—>

Non può inoltre essere sottaciuta la straordinaria reiterazione della originaria versione dei fatti
prima della ritrattazione.

—>

Mills offriva un ampio resoconto dei presupposti professionali, finanziari e giudiziari intercorsi con
il gruppo Fininvest, ed in particolare con Silvio Berlusconi ed i suoi dirigenti, a far tempo dalla fine
degli anni ‘70/inizio anni ‘80, ovvero dalla commissione affidatagli di costituire un gruppo di
società offshore al fine di realizzare da un lato la creazione di poste contabili che non avrebbero
dovuto figurare nel bilancio consolidato del gruppo, dall’altro l’allocazione estero su estero di
ingenti somme di denaro
i cui beneficiari erano individuati, quanto alle società Century One e
Universal One, nei figli di Silvio Berlusconi, Marina e Pier Silvio.
Mills descriveva, poi, come e perché avesse conseguito lui stesso un profitto delle società offshore,
il cosiddetto dividendo Horizon pari a circa dieci miliardi di lire, che i dirigenti del Gruppo
Fininvest gli avevano chiesto di trattenere in conto e in nome proprio, sottoponendolo a tassazione
fiscale secondo la legge britannica, al fine di cancellare qualsiasi traccia finanziaria che avrebbe
potuto ricondurre a Silvio Berlusconi la proprietà delle società offshore, e, fra esse, del canale
televisivo Telepiù, in aperta violazione della legge italiana che impediva la concentrazione di
proprietà di sistemi di comunicazione di massa.

E questo quando l’Autorità giudiziaria italiana indagava proprio sulle società offshore, su Telepiù e
altro.
Mills dichiarava al fisco, in più occasioni, di aver percepito anche altre somme: direttamente su
disposizione di Silvio Berlusconi
al suo studio ed a lui personalmente, nei primi mesi del 1996; da
Fininvest circa 100.000 sterline, in epoca successiva e fino al 2004, per le spese connesse ai
procedimenti a suo carico in corso.

—>

Mills collegava la successiva dazione di 600.000 dollari alla volontà di Carlo Bernasconi – ossia del
dirigente Fininvest che, a suo dire, era strettamente collegato a Silvio Berlusconi [“a close associated

of Silvio Berlusconi” 5], se non addirittura lo rappresentava-

—>

Collocava la comunicazione della volontà di Bernasconi di concedergli tale somma a titolo di
liberalità in un’epoca successiva alle deposizioni dibattimentali rese innanzi al Tribunale di Milano.
Mills affermava esplicitamente di esser stato reticente in tali deposizioni, consapevole che avrebbe
creato un mare di guai a Silvio Berlusconi ove avesse detto tutto ciò che sapeva
. Affermava
altrettanto esplicitamente che ben lo sapevano anche i massimi vertici di Fininvest, e fra essi
Bernasconi: tutti erano consapevoli che Mills non aveva detto niente di più di quello che non poteva
non dire.
Mills dichiarava, inoltre, che per la dazione della somma era volutamente stato scelto un sistema di
versamento coperto, che rendesse impossibile o quantomeno assai difficile l’identificazione della
sua esistenza, della sua causale, e del soggetto donante…

—>

Nella logica e consequenziale ricostruzione dei fatti offerta da Mills veniva però costantemente
tenuta coperta la materiale origine ultima della provvista e, con essa, l’effettiva fonte
soggettiva del denaro.
Proprio tale copertura gli consentiva, ad un certo punto, di modificare la versione dei fatti solo in
relazione all’identità del donante, affermando che il danaro proveniva, per motivi smentiti non solo
da Attanasio ma anche dalle risultanze delle consulenze analizzate.
E comunque al giudizio già espresso di non veridicità e inattendibilità della ritrattazione
(certamente utilizzabile a fini probatori – come la memoria del 20 gennaio 2009 – in quanto scritto
proveniente dall’imputato) si aggiunge il suo mancato vaglio dibattimentale, per precisa,
consapevole e libera scelta di David Mills.
Ed allora: vi sono tutti gli elementi per ritenere che la confessione stragiudiziale di Mills sia stata, di
per sé, veridica, genuina, attendibile.
Si può tranquillamente escludere che essa sia stata determinata da un intento autocalunniatorio
oppure da una intervenuta costrizione: l’indagine fiscale ne è stata semplicemente l’origine.

—>

Da tutti i predetti elementi emerge con chiarezza che le deposizioni di Mills nei procedimenti n.
1612/96 e 3510+3511/96 erano state quanto meno reticenti.

Nel primo, “Guardia di Finanza”, è stato accertato, in maniera definitiva il fatto storico di cui lì si
trattava: che cioè la Guardia di Finanza era stata corrotta e che le somme erano state pagate affinché
non venissero svolte approfondite indagini in ordine alle società del Gruppo Fininvest e non ne
emergesse la reale proprietà, e che l’azione era stata commessa al fine di eludere le disposizioni
della legge Mammì in tema di concentrazione di mezzi di diffusione di massa
.

—>

Nel secondo, “All Iberian”, i fatti relativi all’illecito finanziamento a Bettino Craxi da parte di
Fininvest tramite All Iberian sono definitivamente provati, visto che la sentenza di primo grado, di
condanna dei vertici della società e fra essi di Silvio Berlusconi, non è stata riformata nel merito,
ma per intervenuta prescrizione.
All Iberian e le società offshore collegate erano state costituite su iniziativa del Gruppo Fininvest;
All Iberian era stata utilizzata quale tesoreria delle altre offshore inglesi costituite per conto del
medesimo Gruppo e dallo stesso finanziate tramite Principal Finance.
La massa di prove poste alla base del giudizio era imponente, ed esse erano state offerte anche da
Mills, che però aveva eluso le domande relative alla proprietà delle società offshore, in particolare
Century One e Universal One, né aveva prodotto documentazione specifica sul punto.
Il fulcro della reticenza di David Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, sta nel fatto che egli
aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi, la
proprietà delle società offshore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei
procedimenti.

È risultato in questo dibattimento che la condotta di Mills era dettata appunto dalla necessità di
distanziare la persona di Silvio Berlusconi da tali società, al fine di eludere il fisco e la normativa
anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti
profitti illecitamente conseguiti all’estero, la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Pier
Silvio Berlusconi.
Una parte dei profitti (non rilevantissima in rapporto alle masse di capitali che transitavano sui conti
gestiti da Mills e in particolare anche ai profitti delle società offshore) veniva lasciata, negli anni
1995/1996, nella disponibilità di Mills, con l’esplicita approvazione di Silvio Berlusconi: si tratta
del c.d. dividendo Horizon, in origine di circa dieci miliardi di lire.

—>

L’anno dopo, fra la fine del 1997 e l’inizio del 1998, egli rendeva le sue reticenti ed elusive
deposizioni testimoniali.
In quel momento dunque Mills era già stato gratificato di una ingentissima somma, che però non era
fin dall’origine certo potesse restare nella sua disponibilità.
In sostanza: l’importo di quasi sei miliardi di lire sarebbe potuto restare nella disponibilità di Mills
a condizione che la giustizia italiana non lo bloccasse, quale illecito profitto da sequestrare.
359
Questa la promessa di colui che Mills ha dichiarato essere il reale, originario proprietario della
somma, Silvio Berluscon
i.
Soggetto che era comunque certamente l’interessato al buon esito dei
procedimenti; che era ed è al vertice del Gruppo di cui le società offshore facevano parte; alla cui
volontà era subordinata qualsiasi decisione…

—>

È allora chiaro che Mills andava compensato della perdita subita (le quote dei soci), dopo che aveva
svolto il suo compito. Ed è chiaro che Bernasconi non aveva alcun proprio motivo per
determinarsi ad un regalo di tale entità. Più circostanze concrete descritte nel presente
procedimento (basti pensare al documento “Proposed Holding Structure” concernente Century One
e Universal One, e la ivi prevista procura generale a Bernasconi) fanno di Bernasconi persona che
agiva in nome e per conto di Silvio Berlusconi.

—>

La condotta contestata a David Mills integra tutti gli elementi oggettivi e soggettivi del reato di cui
all’art. 319 ter c.p.: l’imputato ha assunto la qualità di pubblico ufficiale in quanto testimone in
due processi penali, gli erano state promesse ed ha in fine ricevuto in più occasioni somme per
rendere una testimonianza non genuina, ossia tacere quanto sapeva al fine di favorire uno
degli imputati di quei procedimenti.

—>

E dunque, mutatis mutandis, si deve concludere che le garanzie che circondano il ruolo del
testimone sono poste a presidio di un bene costituzionalmente tutelato, il giusto processo, ma
non costituiscono una regola immunitaria tesa a salvaguardare qualsiasi testimone, quando la
sua stessa deposizione è frutto di corruzione e costituisce reato.

—>

la difesa dell’imputato ha argomentato in favore della natura susseguente della corruzione
contestata e della conseguente non punibilità della stessa ai sensi dell’art. 319 ter c.p. – con richiesta
di derubricare la condotta in corruzione semplice ex artt. 318 e 319 c.p.
Osserva il collegio che invece è dimostrata dalle prove assunte la natura antecedente delle
condotte corruttive giudicate.

—>

[DULCIS IN FUNDO!!!]

“Egli (Mills) ha certamente agito da falso testimone, da un lato, per consentire a Silvio Berlusconi ed al
Gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati
attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute sino a quella
data; dall’altro, ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico”.

P.S. MIN(chio)ZOLINI CREPA!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...