Dalla risposta della Rete degli studenti alla proposta della Gelmini di aprire le scuole in Ottobre.

maggio 25, 2010

“Dopo aver deciso di tagliare 8 miliardi di euro alla scuola pubblica, il governo torna in campo con le sue proposte populiste e inutili, non curandosi minimamente dei veri problemi che attanagliano la scuola pubblica. A fronte della proposta di posticipare l’inizio delle lezioni al primo di ottobre noi studenti ci chiediamo quando e in che modo verra’ recuperato questo mese di scuola, forse facendoci rimanere in classe fino ad agosto? Forse eliminando tutte le vacanze nel corso dell’anno? O forse i 200 giorni di scuola non verranno rispettati proprio? Non e’ la prima volta che questo governo e questo ministro giocano sulla pelle degli studenti e degli insegnanti per fini puramente economici, infischiandosene dell’importanza che la scuola e l’istruzione ricoprono in un paese democratico. A settembre e’ gia’ un miracolo che le scuole riescano ad aprire, e se succede e’ solo ed esclusivamente grazie allo sforzo economico di genitori e studenti, che dal prossimo anno, grazie alla riforma Gelmini, saranno costretti a sborsare cifre esorbitanti per poter andare a scuola, mai viste prima. E ora hanno il coraggio pure di venirci a dire che in Italia non si fa turismo per colpa dell’apertura delle scuole? Vogliono veramente farci credere che qualche turista in piu’ sia piu’ importante di portare a compimento le ore di lezione che per legge una scuola deve raggiungere? Quello che crediamo e’ che il ministro Gelmini a fronte del pasticcio che ha messo in piedi con questa riforma, che altro non e’ che un decreto attuativo dei tagli della finanziaria, sia un po’ preoccupata per quello che succedera’ all’apertura delle scuola, visto che ormai nelle scuole regna la confusione piu’ totale, gli studenti pur di non rischiare hanno preferito iscriversi a degli indirizzi classici, gli istituti tecnici e professionali verranno stravolti in corso d’opera annullando totalmente il patto formativo stipulato all’inizio del corso di studi. Rimandare di un mese non servira’ a mettere delle pezze sulla catastrofe in cui questo governo ha condotto la scuola pubblica, ne servira’ a placare gli animi degli insegnanti che perderanno il proprio posto di lavoro, e di noi studenti che stiamo assistendo allo smantellamento della scuola pubblica italiana”.

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